21 agosto 2026
#
Lingua originale dell'articolo: Deutsch Informazioni Traduzione automatica. Velocissima e quasi perfetta.

Chi ha assistito nel 2019 alla prima assoluta del dramma “Verkaufte Heimat” ai Tiroler Volksschauspiele, proverà una sensazione di familiarità entrando nell’area: ancora una volta un edificio in demolizione (l’ultimo) nel quartiere altoatesino a nord di Telfs funge da scenario all’aperto.

Un palcoscenico spettacolare

Con “Feuernacht”, quest’anno i Tiroler Volksschauspiele portano in scena il seguito di questa epopea storica. Lo spettacolo si basa sulla terza parte della miniserie televisiva “Verkaufte Heimat” di Felix Mitterer ed è stato adattato per il palcoscenico Peter Lorenz adattato per il palcoscenico.

La scelta del luogo non potrebbe essere più simbolica: durante la Seconda Guerra Mondiale, in tutta l’Austria furono costruiti dal nulla insediamenti altoatesini. Qui dovevano trovare rifugio gli «optanti», ovvero quegli altoatesini che volevano lasciare la terra governata dai fascisti. In quanto edificio destinato alla demolizione (per far posto a un progetto di edilizia sociale), la struttura simboleggia la perdita della patria, un mondo ormai fragile, la perdita di identità di coloro che hanno lasciato il Paese e non hanno potuto farvi ritorno.

La notte del fuoco

Mentre “Verkaufte Heimat” trattava il periodo a partire dagli anni ’30 in Alto Adige e le conseguenze dell’italianizzazione, del fascismo e del nazionalsocialismo, nonché gli sviluppi successivi alla Seconda Guerra Mondiale, «Feuernacht» si concentra invece sui drammatici eventi dell’inizio degli anni ’60. Al centro della narrazione c’è la notte tra l’11 e il 12 giugno 1961, durante la quale gli attivisti del Comitato di Liberazione dell’Alto Adige (BAS) fecero saltare in aria i tralicci dell’alta tensione in tutta la provincia per dare forza alla loro richiesta di autodeterminazione.

La storia è complessa: si tratta di diritti all’autodeterminazione sanciti dal diritto internazionale e di una spirale di violenza che è sfociata in torture e condanne all’ergastolo per i cosiddetti “Bumser”.  E durante lo spettacolo ci si chiede ripetutamente se gli spettatori privi di una solida conoscenza storica riescano a seguire il filo della narrazione nelle 30 scene complessive.

Storie di famiglia

Al centro della storia ci sono tre famiglie: i Rabensteiner, con il padre Sepp (Lukas Lobis) e la madre Kathi (Brigitte Jaufenthaler), insieme ai figli Alfons (Lenz Moretti) e Peter (Daniel Klausner), che crollano a causa delle conseguenze della “Notte del Fuoco” proprio come la famiglia Tschurtschentaler. Mentre Sepp viene arrestato e sottoposto a gravi torture e Alfons diventa un traditore, Hermann Tschurtschentaler (Markus Oberrauch) riesce a fuggire attraverso il Brennero. Condannato all’ergastolo, non potrà più tornare in Alto Adige. Suo figlio Toni (Freddy Redavid) muore a causa di un tradimento. Anche in questo caso rimane la moglie Paula (Lisa Laner) con la figlia piccola (Anna-Lena Mair).

Nella famiglia Magalone, Anna (Lisa Hörtnagl), di lingua tedesca, ed Ettore (Lukas Spisser), di lingua Carabiniere, si trovano tra due fuochi e tra due fronti: il loro figlio Andrea (Fabian Mair Mitterer) si schiera dalla parte della «patria italiana» e lavora come informatore per i servizi segreti.

I ruoli di genere sono chiaramente definiti: mentre gli uomini fanno avanzare la trama attraverso atti di sabotaggio e radicalizzazione, alle donne spetta per lo più solo il ruolo di mettere in guardia dalle conseguenze della resistenza violenta.

Tra le macerie e l'alta tecnologia

A questi si aggiunge tutta una serie di altri personaggi: dal parroco a una povera italiana, passando per tiratori e contadini. Con oltre 30 attori e ambientazioni mutevoli, ci vuole un po’ di tempo prima di riuscire a identificare con precisione i ruoli, i legami di parentela e le relazioni tra i personaggi.

Per rendere giustizia a una trama così complessa, il regista Thomas Gassner sfrutta l’intero contesto circostante dell’edificio, inserendo sia una gru da cantiere che un elemento di gru per mettere in scena in modo efficace gli attentati e gli eventi che ne derivano. Data l’ampiezza della scenografia, risulta particolarmente utile per gli spettatori l’impiego di una telecamera in diretta che proietta l’azione su un maxischermo, amplificandone l’effetto drammatico.

Vola la scazzottata

Dal punto di vista linguistico, lo spettacolo richiede almeno una conoscenza rudimentale dell’italiano: oltre al tirolese, si parla molto italiano. Ma non preoccupatevi: il significato si capisce quasi sempre dal contesto – comprese alcune espressioni colorite ben note.

Dopo l’intervallo il ritmo accelera notevolmente, ma si notano comunque alcuni momenti di stasi. Nel complesso, la messa in scena si trasforma quasi in uno «spettacolo da Far West», in cui si spara e si fanno esplodere cose a più non posso.

Presto nessuno dei protagonisti potrà più essere sicuro di chi sia amico, chi nemico, chi alleato e chi traditore. Questo garantisce azione, ma non lascia spazio a sfumature o sottigliezze.

Un punto forte è la colonna sonora di Herbert Pixner con la sua band, tra cui Manu Delago. Pixner, che ha composto i brani appositamente per «Die Feuernacht», dimostra un grande intuito nel trovare il suono giusto e, con la sua breve apparizione nei panni di un medico, offre un divertente scambio di ruoli.

Conclusione

Al termine della serata teatrale, ciò che rimane è la consapevolezza che in conflitti di questo tipo ci sono molti perdenti, ma nessun vincitore.

Tutti gli spettacoli di «Feuernacht» sono già esauriti. Chi è fortunato può ancora accaparrarsi qualche biglietto residuo nella piattaforma di scambio creata dai Tiroler Volksschauspiele su Instagram. Altrimenti non resta che sperare in una replica l’anno prossimo.

Spettacoli popolari tirolesi
Untermarktstraße 5+7

A-6410 Telfs
Ufficio: Obermarktstraße 6
Tel.: +43 676 83038 750 / +43 676 83038 753

[email protected]

Tutte le informazioni su www.volksschauspiele.at

Per informazioni su altri eventi culturali a Innsbruck e dintorni, visitate il sito innsbruck.info.

Foto, salvo diversa indicazione: © Susanne Gurschler

Articoli simili